| lI termine “Maccheroni”
viene da sempre associato agli italiani, con tono ironico
riferendosi ai nostri emigranti, seppur la realtà
dai giorni nostri sia ben cambiata sull’ argomento.
Il nostro “stivale” rimane la patria dei
maccheroni, dove la regione madre è la Campania,
con le sue caratteristiche: pasta realizzata con semola
di grano duro, di forma rotonda, con o senza “buco”,
molto simile agli spaghetti, porta colori insieme alla
pizza della cucina italiana.
L’autore Antonio Curzio descrive in un suo volume
la cultura della tradizione pastaia del Meridione vista
e raccontata dai veri napoletani. L’introduzione
del libro inizia con citazioni di Matilde Serrao, descrivendo
il cibo di strada con le sue colorate osterie dei quartieri
popolari dove si possono trovare all’aria aperta
pentoloni dove l’acqua bolle sempre per i maccheroni,
padelle per il sugo di pomodoro col palate di cacio
grattugiato quello piccante proveniente dalla Calabria.
Negli anni 70 un famoso acquerellista francese fu ispirato
da questo folklore, ritraendo personaggi tipici partenopei:
lo scugnizzo mangiatore di strada, che usa le sue mani
per arrotolare e introdurre in gola, senza lasciar traccia
sul suo viso.
Il volume non raccoglie solo questo citazioni folkloristiche,
ma contiene acnhe nozioni tecniche e storiche sull’industria
della pasta, concludendo infine con un utile glossario
e riproduzioni fotografiche dell’ epoca.
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